Nell’ipotesi di alzare lo sguardo sono ottimista.

Ti ho chiesto solo un sorriso e non posso lamentarmi se me ne hai dati due. Io che di solito mi scoccio e guardo le cose come se fossero diverse ti ho guardata da subito per quello che sei. Non mi annoio, anzi sento divertito la vita che mi travolge, e poi l’entusiasmo di prendere le cose di testa senza elmetto, e poi la voglia di scommettere e di credere a tutto, e poi il cuore che sembra un pianoforte con il suo pianista pazzo che pigia i tasti come se inseguisse un aquila.

Non è che sei tu… forse sono io, o forse sono le cose e il sole che insieme a noi sembrano nascondere le nuvole e dare giorno alle stelle. Un opinione non ce l’ho. Una sensazione è passata. Nell’ipotesi di alzare lo sguardo sono ottimista. Resta l’incanto dell’incanto che mi lasciano i tuoi occhi. Ti ho chiesto un sorriso e non posso lamentarmi se oltre a quello mi hai regalato anche i tuoi occhi sorridenti.

Un bacio sopra Dublino.

Ogni volta che ho sfiorato le tue labbra tutto quello che c’era intorno si è fermato un attimo a guardarci e faceva suonare un ritmo di frenesia e di brezza fresca che illumina l’anima di stella e assopisce quell’insensato perdersi che mi sono portato dietro come una nuvola brulla di primavera a novembre. Ho capito tutto. Ma proprio tutto. Quando ci siamo dati un bacio sopra Dublino, che ha stretto il nodo e detto la sua. Ha detto la sua a me che di solito sento solo opinioni giuste e le voce del fondo del bicchiere. Ho imparato a sentire dentro al bicchiere e ad ascoltare quello che si beve, a guardare il colore della trasformazione, a trovarci dietro te e il tuo fagotto di cose. Se adesso mi chiedessi con quale musica voglio allietare i giorni che verranno, io ti dico che non lo so e che anzi: per me puoi sceglierla tu.

La cantina.

C’è stato un periodo in cui giravo sempre con almeno un paio di buste da lettera bianche, di quelle normali, e qualche francobollo che tenevo nascosto dentro il portafogli oppure dentro le tasche di qualche borsetta. Rimediare la carta era un gioco da ragazzi. Vivevo con la frenesia di doverle scrivere quello che magari poteva vedere e poteva incuriosirla. Mi piaceva soprattutto scriverle nei momenti più disparati. Quando ero particolarmente indaffarato, quando avevo ben altro da fare. Mi impegnavo a renderla partecipe dei miei eventi e dei miei contesti. Più di qualche volta le ho addirittura inviato gli scontrini degli acquisti che avevo fatto. Devo dire che ero proprio bravo. Vivevo con l’idea che lei non doveva perdersi un istante di quello che vivevo io. Vivevo di lei. Volevo farle vivere me. Poi è stato un attimo. Una distrazione. Un’illuminazione. Il rendermi conto di aver costruito un mondo mio. Le scrivevo da tutti i posti che visitavo. Come a dedicarle i miei istanti, le camere di albergo, la gente che avevo visto e soprattutto quello che avevo fatto.

Mi portavo dietro sempre una matita, perché mi piaceva scriverle inviandole anche quel senso di grigiore che avvertivo quando mi rendevo conto che ero senza di lei. Volevo, soprattutto, che quei pensieri le piacessero al punto che poteva cancellarli lei e rimetterli a posto così come voleva, così come le piacevano. Era il mio mondo che era suo. Ero io che crescevo con lei dentro. Era tanta confusione e un affastellarsi di emozioni che restavano solo mie.

Mi facevo domande assurde, patetiche per tutti i versi, inopportune per la mia indole. Io giravo a destra e a sinistra senza mai trovarla. Io perdevo tempo e restavo indietro. “Sempre più distratto, anche più solo e finto”. Alla fine scrivevo sempre la stessa cosa. Mi dimenticavo quanto avevo scritto nella lettera prima. Cambiava solo la data e la città da cui scrivevo. A un certo punto ho capito, ho trovato quello che avevo messo da parte. Ho come aperto la porta di una cantina e trovato il vino buono messo lì ad invecchiare. Eppure scriverle era per me una passione, il modo di sentirmi presente, e c’è voluto un po’ prima di smettere e rendere tutto un ricordo. Certo che quelle lettere non sono mai partite, da un bel giorno tutto quanto quello che le mie mani hanno scritto su pezzi di carta di ogni tipo, è rimasto custodito.

Oggi c’è un tesoro. Un tesoro che non è fatto di parole o lettere. Un tesoro che custodisco io.

Riparte AtleticaAtletica!

Torna lunedì 29 agosto dopo la pausa estiva AtleticaAtletica, la trasmissione TV per chi ama l’atletica da chi ama l’atletica.
Per il dodicesimo anno consecutivo Luciano Duchi, patron della RomaOstia e del G.S. Bancari Romani, conduce questo che ormai è diventato un appuntamento da non perdere per i runners del Lazio ma anche, grazie alla piattaforma Sky, di tutta Italia.
AtleticaAtletica andrà in onda ogni lunedì dalle 20.30 alle 22.00 in diretta dagli Studi di GoldTV, Canale 17 del Digitale Terrestre e Canale 856 di Sky.
Gli ingredienti restano quelli che hanno decretato in questi anni il successo della trasmissione: gli ospiti prestigiosi e i volti noti del mondo del running, i servizi delle gare più importanti del weekend, le cronache della grande atletica internazionale e nazionale, le notizie in esclusiva sulla RomaOstia Half-Marathon, la rubrica tutta dedicata alle attività e alle iniziative del Comitato Regionale Lazio della FIDAL e “l’angolo dell’esperto” con i professionisti dei vari campi che trattano molteplici temi legati al correre e rispondono alle domande dei telespettatori che possono intervenire in diretta con i loro sms.
Confermato il cast della scorsa edizione: conducono Luciano e Laura Duchi; in studio Claudio Leoncini con le sue famose statistiche e il calendario gare; Giuseppe Viglialoro con la sua rubrica che abbraccia podismo, lettura e cultura; Fabrizio Brilli con la sua curiosità; per “l’angolo dell’esperto” curato da Caterina Fusco di Romacorre interverranno: l’allenatore Huber Rossi, la psicologa Giorgia Pizzuti, la farmacista Valeria Angrisani, il fisioterapista Andrea Pece, il nutrizionista Stefano Fabi.
In redazione Manuel Arrigoni, Francesco Carboni e Ignazio Farina.
Aprirà la prima puntata della stagione 2011/2012 Giorgio Calcaterra, amico della trasmissione e pluricampione mondiale della specialità 100KM, con lui ci saranno: Ferdinando Colloca, organizzatore della Corsa Futurista Gladiator Run in programma il 24 settembre; Giuseppe Pavia, organizzatore di “Ostia in Corsa per l’ambiente” del prossimo 4 settembre e Sergio Caciotta organizzatore del Trofeo Sette Contrade di Orte in programma sempre il 4 settembre.
Si parlerà dei Campionati Mondiali di Atletica Leggera in corso a Daegu in Korea e sarà trasmesso e commentato dal presidente del Comitato Organizzatore Bruno D’Alessio il filmato della trentaquattresima edizione dell’Amatrice-Configno dello scorso 20 agosto. Gli organizzatori del Circeo National Trail Antonello Cipullo e Claudio Natalizi commenteranno invece il trail del 27 agosto. (FraC)

Travolgente come il profumo del mare.

Approfitto di queste dure ore di luna che illuminano questi ultimi momenti di oggi per ridere di questa confusione e di questo tempo indecente in guerra con se stesso. Fatica a girare una ruota che cerca conferme, una luce che luccica lontana e non brilla vicino. Non mi sorprendo. Io prima di tutto possiedo me stesso. Io adoro la luna e vorrei ritrovarmi a correre da solo, con un bel ritmo sulle gambe, senza guardare l’orologio, con il fiato a darmi il passo e con il cuore a dirmi quando basta. Questo cuore così strano, questo cuore così stanco, questo cuore così spesso irriconoscibile e attaccato a chissà. Vorrei correre su questo mare di Sardegna che quest’anno mi manca di vivere al tramonto tra il mio fiatone, le mie cuffie, i miei pensieri e le mie scarpe da corsa, sui miei sentieri, su quei sassi sconosciuti, tra le salite e le discese di questa terra rossa. Vorrei correre saltellando tra le mie idee, fare lo slalom tra il mirto, avere a che fare con la gente che torna dal mare. Ma soprattutto trovare una serenità nuova e diversa che sia travolgente come il profumo del mare. Andare dritto verso l’obiettivo. Anche se non c’è un obiettivo, anche se è bello improvvisare. Ecco quando diventa difficile improvvisare non mi piace più. A me piace vivere ad un certo ritmo, non me ne frega del livello, come il testimone nella staffetta, non devo rallentare, non devo calare. Al massimo mi deve essere concesso di accelerare. Sul più bello, quando c’è da piazzare l’allungo, quando c’è da godersi i momenti. Che questa luna e tutto il resto possano ascoltare tutto quanto… che possano lasciarmi i pensieri scoloriti, che possano trovare coraggio proprio le idee.

Lettera Maiuscola.

Vorrei scrivere e parlare delle stelle, vorrei scrivere e tornare a parlare del mare, vorrei scrivere e ricominciare a parlare di voli, ali, aria fresca e parole sussurrate.

È un desiderio forte che mi avvolge e riavvolge, voglia di dare spettacolo, voglia di esprimere concetti astratti, momenti da far tornare e custodire. Vedo il mio letto sfatto, le mie cose sparse, rivedo alcune cose che ho perso di vista. Lontane e in attesa di tornare. Un paradiso mnemonico fatto di poche immagini, nessun ricordo, forse di valori, non necessariamente positivi. Istinti umani sconsiderati che non hanno mai incontrato ne alcol ne droghe. Fascino alle stelle, sguardi nascosti. Fotografie mai scattate di sogni e dolori fantasma. La realtà soffre fino a un certo punto, poi c’è la vita che uno vive fuori da essa, con se stesso e pochi altri. Io certe volte vorrei iniziare a correre, vorrei correre talmente tanto che quando sentirò la stanchezza avrò il sangue che mi esce dalle ginocchia, i piedi a pezzi, gli occhi che però, guardano solo lontano, verso l’orizzonte che non mi è mai piaciuto, rivolti al traguardo vicino. E in questa corsa vorrei incontrare solo una birra ogni tanto, solo occhi amici, niente paure, tanto coraggio. Se ci fosse da attraversare il mare mi basterebbe avere un canotto e sapere che la poesia non mi abbandonerà mai. Vorrei dormire cento ore di seguito, svegliarmi ed essere subito pronto. Non c’è nessuna battaglia da combattere, c’è solo da parlare, studiare, vedere, in certi casi capire. La missione è facile. Sembra facile, sembra sempre tutto facile se sei ottimista, sfacciatamente, spudoratamente, incredibilmente, pure quando nessuno ci spera più, ottimista. No, permettetemelo, permettetemi innanzitutto di rivolgermi a voi in prima persona, permettetemi di scrivere la parola Ottimista con la lettera maiuscola, quella che si riserva ai nomi propri e alle cose importanti. Avere a che fare con l’Ottimismo è come avere a che fare con il miglior soldato del mondo, quello più preparato, quello che vale cento dei suoi compagni, quello che ti debella con lo sguardo, quello che non conosce paragoni, avere a che fare con un Ottimista è una vera battaglia ad essere nella sua stessa lunghezza d’onda, ad essere con lui, vicino a lui, spesso e volentieri dentro di lui.

Io sono arrivato a detestare il mio Ottimismo, a preoccuparmi per me e poi anche per lui. Ma non mi sento stanco, mi sento devoto e illuminato, padrone di quello che mi trascina quasi sconsideratamente a fare. Spesso non ci sono alternative. Perché quelle squallide alternative spengono l’entusiasmo e azzerano tutti i conti.

La Famiglia prima di tutto!

Sport Club Magazine – Giugno

…penso che si possa fare ancora adesso.

A un certo punto di un sentiero può capitare di trovare un momento più tortuoso, un versante che dica cose a metà, quel sasso che ti fa inciampare, la luce che passa a malapena tra le foglie, il silenzio del bosco, l’abbaglio della montagna, lo splendore del panorama.

Anche di fronte all’indifferenza, all’onesta suprema di vivere sopra le righe, può succedere di non sapere cosa fare. Pensa a quegli ultimi istanti prima di schiantarti addosso a un muro: svoltare a destra? A sinistra? Saltare? Boom! Eppure ci hai pensato. Eppure volevi farla franca. Ad un certo punto hai pure saputo cos’era più giusto per te. Adesso sarà una parola trovare le parole per risollevare, recuperare, rifare, ri… ri… ri… ecc.

Io a un certo punto mi sono fermato, così da contenere i danni, sapevo più o meno cosa volevo fare e dove volevo andare. Mi sono ricordato di una volta, quando facevo gli scout, che riuscimmo a montare la tenda in pochi minuti e poi arrivò un nubifragio con tutte le carte in regola, una bufera. Sono rimasto nei paraggi, mi sono trovato un riparo, ho aspettato che la tempesta scaricasse tutto quello che si portava dietro. Poi come una lumaca, sono uscito, con le idee più chiare, con qualche ispirazione nuova… rinfrescato dalla pioggia e da tutto il resto. La partita finisce quando non hai più soldi da mettere sul tavolo, le carte, tornano sempre e con loro la possibilità di godersi il panorama, la montagna maestosa, il silenzio del bosco, l’ombra della natura.

Abbassate un po’ le luci, lasciate che cali l’atmosfera con le sue nuvole, la sua nebbia e quello che vuole. Una volta ci si orientava con le stelle, penso che si possa fare ancora adesso.

Coccodrillo

I discorsi che mi hanno fatto i tuoi occhi in quei tre o quattro istanti in cui li ho incontrati mi hanno schiarito un po’ di idee, ridato qualche respiro, rimesso al mondo e rifocillato da una sete che si trascinava come una palla al piede.

Mi immagino a dondolare guardando il tramonto di questa strana primavera, con un sorriso soffice dove non si vedono i denti, ma esce l’allegria. Mi vedo le case, le cupole, i tetti, e tutto quello che c’è come se fosse un quadro dipinto a vero, ci vedo io, ci sento tanta bella musica ma nessuna risposta.

Mi rivedo dentro a una foresta del Congo, risento il profumo della sfida, il dolce sfiorare la tua mano, il desiderio di trovarti. Poi ecco un semaforo, mi fermo e riparto al verde, in mezzo ai tronchi, alle foglie, con poca luce e tanti profumi.

Respiro profondo e questo sorriso che non ne vuole sapere, un coccodrillo, questo quadro e io fatatamente attonito ma con i piedi per terra.

Domani alla MaratoLICE!

Appuntamento a Villa Pamphiji alle ore 9:00 per una splendida 5Km non competitiva!!!

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Soprattutto respira.

Soprattutto respira, quando senti l’anima tirare la corda, affacciati alla finestra del giorno, guarda il sole e tutto quello che hai di fronte: oggi è una bella giornata. Respira, soprattutto respira, non perderti un grammo, un centimetro, un profumo di quello che c’è. Raccogli quella conchiglia che spunta fuori dalla sabbia, guardane i colori, le sfumature, la livrea. Pensa a quanta acqua equanta vita ha visto, da dove viene e dove voleva andare.

Forse un errore, forse una scelta, si è ritrovata arenata e bloccata tra quella sabbia che calpesti. E adesso è tra le tue mani. Fuori dal suo mondo. In bilico. Il filo della corda non è solo sottile: ad un certo punto trova la sua fine, li viene il bello e la sfida. Uscire dalla sabbia, caderci dentro, restarci intrappolati per sempre. Trovare una soluzione o accettare tutto quello che viene.

La sfida a cambiare il mondo la vince chi osa, non chi prova a provarci, non chi architetta percorsi tortuosi, non chi sogna e basta. L’orizzonte è irraggiungibile, e non mi ha mai affascinato, è bello arrivare alla riva opposta, ad un porto nuovo, essere sballottati dalle onde, soffrire il vento e poi vomitare tutto, è bello crederci e poi ricredersi ma andare comunque a vele spiegate.

Goditi questa giornata con un respiro, stringi forte la conchiglia che hai in mano, lanciala lontano e più lontano che puoi, verso quell’orizzonte che tanti adulano, pensa a quanto potremmo essere tutti più contenti se ci accontentassimo di raggiungere ogni giorno un piccolo successo pieno, dando tutto di noi stessi. Basta crederci. Bastasse solo crederci!