Sono un po’ indaffarato questi giorni…..!!!
Francesco Carboni
Trovo il tempo adesso, in questo caldo venerdi pomeriggio, per parlare di quello che mi è successo martedi. Non voglio scrivere troppo. Ma solo sottolineare qualcosa che sento veramente nel cuore.
Andrew Howe è una belva, un ragazzo tanto buono e dolce quanto sportivamente spietato e bramoso di vittoria. Incontentabile, furioso, maledettamente meschino. Dopo 10 mesi di incertezze, dopo due anni claudicanti, dopo tante parole e tantissimi dubbi torna col botto e quanto, quanto, quanto ci piace.
Io probabilmente mi sarei accontentato di chiudere il mio esordio al secondo posto e a 8,05mt, mi sarei preso comunque un sacco di applausi e sarei tornato a casa felice. Lui no. Lui ha rifiutato la felicità per la pace assoluta, quella, l’ha regalata a tutto il pubblico presente allo stadio di Grosseto, che non gli ha regalato solo applausi ma una standing ovation e un ben tornato che solo i campioni si meritano.

Ho visto un leone, ho visto un’aquila, ho visto una pantera nera correre forte e poi andare a prendersi una vittoria che serviva. Ho perso un po’ il controllo, non l’avevo mai visto così convincente, ho visto tornare un bel sorriso sulle facce di tante persone che, come me, sono vicine ad Andrew, vivono la sua quotidianità e fanno il tifo per lui.
Quello di martedi è solo un piccolo tassello. E se è vero il detto che “quanto il gioco si fa duro… i duri iniziano a
giocare”… sono molto “felicemente” preoccupato all’idea di pensare a quello che succederà nei prossimi periodi…
Andrew è un bene che tutti devono sostenere. In questo momento soprattutto. Non solo per lui, ma per lo sport in generale, per l’atletica, per i bambini che devono tornare a giocare nelle strade, per quel sentimento popolare e nazionale che lo sport deve infondere in tutti noi, per i sogni di chi vive di competizione, per chi sogna di andare allo stadio e tornare a casa più felice di prima, per me che dormo poco la notte quando so che la mattina dopo mi aspetta un ricco allenamento. Adesso più che mai. Facciamogli sentire che siamo con lui.
La delusione della nazionale di calcio deve farci capire quali sono i veri valori dello sport. Che non sono i soldi a fare i campioni ma è l’impegno e la sete di vittoria. Che dobbiamo trovare delle alternative e costruirci sopra un nuovo corso… nobile, importante, nostro… perché non si può vivere di solo calcio (malato per giunta!).
Andrew da dopo le olimpiadi di Pechino non si è fermato un attimo. Le ha provate tutte, si è ritrovato spesso con poche alternative e con tante cose contro. Non si è mai buttato giù. Non ha saltato una seduta. Ha lavorato il doppio, ha sognato di più.
Volevo scrivere poco e invece mi sto già dilungando… volevo scrivere dell’emozione che ho provato ad abbracciarlo dopo la gara e di quanto l’ho sentito carico. Un emozione bellissima, una delle più belle che lo sport mi abbia mai regalato, però ridiciamocelo: la strada è ancora lunga e dura. L’obiettivo in questo momento vale la battaglia.
La belva…. Il gladiatore…. Andrew…. Chiamatelo come volete… sappiate che ha tanta voglia di vincere!
Come dissi già una volta, in questo momento, uno degli aspetti che più mi piacciono della mia vita, è che il tempo è sempre poco e che i viaggi, gli incontri, i giri… insomma tutto quello che ha poco a che fare con la calma e la stabilità… è parte integrante del mio vivere quotidiano.
Ne parlo poco, non ne parlo per niente. Probabilmente soddisfatto.
Oggi si parte, si torna stasera. La metà è vicina. L’impegno è importante.
Funziona così…
Come potete vedere… stanno cambiando un po’ di cosine…. in questi giorni quindi Carbons.it potrebbe non essere raggiungibile oppure non perfettamente navigabile!
Un abbraccio!
FraC
Che sia o no una questione di concetto, è difficile a dirsi. Sta di fatto che tutto procede. Sarà un desiderio, sarà fuoco, sarà che il telefono non smette di squillare. Questo vento caldo smuove l’anima, scalda la mente, mi scuote come le foglie.
Ieri pensavo a quello che sta succedendo, a come si muovono le cose, a come le faccio muovere io. Mi piace tutto. È veleno che scorre nelle vene. Tanto veleno. Come il fresco di questa serata di giugno. Profumo. Tanto profumo. E se la memoria non mi inganna, rispetto a un anno fa, non è cambiato nulla. Francesco è Francesco, il mondo continua ad essere il mondo. Io sto con me e non mi posso lamentare più di tanto. Tante canzoni recitano la verità, ci guidano, ci dicono, ci fanno rivivere sensazioni dimenticate, ci portano alle porte di un sogno. Io se potessi scrivere e cantare la mia canzone non saprei da dove partire. Eppure, poche parole, emozione, poesia, ritmo… è quello che voglio. Ma non saprei. Che sia o no una questione di concetto. Probabilmente in questo caso si. Da dove iniziare. Di che parlare. Domande retoriche con cento risposte ciascuna. Risposte che fanno ridere e che fanno paura. Risposte totalmente diverse. Risposte di una vita alla ricerca. Continua a cercare. Continua a cercare. Continua a cercare. Oggi ho corso al tramonto. Sono andato a correre in quel posto lì. Ci sono le balle di fieno. Si sentiva il profumo forte della polvere, dell’erba, di mia madre quando mi passa vicino. Sono andato a ritrovarmi. Sono andato a incendiarmi. Non volevo smettere. Come ieri. Oggi però ero li, e tutto è diverso. Ci vorrebbe ancora una bella sigaretta. Ci vorrebbe di trovarsi a rotolare. Bisognerebbe crederci un po’ di più. Giusto un po’ di più. Cado a tappeto. Sento sempre tanta forza dentro. Sto pensando agli affari miei e vorrei prendere una chitarra. Questa storia della canzone e della musica mi intriga molto. Quale questione in assoluto è più di concetto che scrivere una canzone. Poche altre. Quanta passione. Quanta passione. Da ritrovare. Spesa. Da sostenere. Da metterci. Cadi a tappeto e ti rialzi. Cado e mi rialzo. Qualche accordo. Sfiorare le corde. Non sono capace. Alzo le mani. Applauso. Mi sistemo gli occhiali. Sono sotto le stelle. Quelle stesse stelle che tutti vogliono ma che nessuno capisce. Vorrei cantare. Cantare sotto le stelle. E di nascosto, coperto dal buio di questa primavera, vorrei danzare. Danzare la mia musica. Trovami musica. Trovami tu. Non farti cercare. Cercami tu. Io nn ho tempo di starti dietro. Anzi spero tanto che questa voglia che ho di te mi passi presto.
Scrivo da una vivace tribuna stampa dello “stadio Ridolfi” di Firenze, dove in questo momento si sta disputando la seconda giornata della Coppa Italia di Atletica Leggera. L’ennesima trasferta, l’ennesima bellissima esperienza che mamma Aeronautica mi ha permesso di vivere. Che bello.
Sto trascurando tantissimo il blog… ho avuto un sacco di impegni e tra tutte le cose… la scorsa settimana sono stato molto male per una febbre che proprio non voleva sparire… riparto da Firenze quindi, da questa splendida Firenze che ho ritrovato e riscoperto.
Con che forza mi salverò, quale inganno mai mi farò bastare dove andrò
In quale abbraccio mi perderò per pagare poi tutta la mia colpa di amare chi non ho
Non so guarire e non so morire senza te
Con che cuore mi lasci qui questo mondo ormai corre ed io non ho velocità
Dimmi a quale fede mi stringerò se non resta più niente in questa vita e che rimorsi avrò
Non so guarire e non so morire senza te
Si allunga l’ombra delle cose, è tardi ormai
Tu dove sei, tu dove sei, tu dove sei…
Signori domani è una giornata importante. Mister Andrew Howe torna a gareggiare.
Da quando sono approdato a Vigna di Valle non ho mai vissuto l’adrenalinica atmosfera che si è respirata nelle ultime giornate… e tutto questo mi ha riempito di una strana carica… VOLA!
Roma, 27 Aprile 2010
Stasera mi va di scrivere a te. A te che domenica mi hai regalato l’ennesima delusione. A te che… io non ti sto più capendo.
Non voglio perdermi dietro alla retorica e a giri di parole inutili. Il nostro amore, lo sai bene, è sempre andato al dillà di tutto. Io per te ho ridisegnato la mia vita. Sacrifico praticamente tutto il mio tempo per starti dietro, faccio i salti mortali per farmi trovare sempre pronto. Mi spacco in due per resistere ai tuoi ritmi e alle tue voglie. E tu, in cambio mi dai sempre poco. Basta che faccio un errore, basta che sbaglio una cosetta, te subito… cattivissima rovini sempre tutto. Deve finire questa storia. Si. Perché qui stiamo parlando proprio di cattiveria. Di una vessazione contro chi per te… ha messo da parte tante cose. Io domenica ero pronto, avevo fatto tutto, doveva andare tutto secondo i miei piani. Invece no.
Ma lo sapevo. Dovevo aspettarmelo. Però sai… il nostro è amore.
Sei sempre stata tu a darmi le conferme. A dirmelo di nascosto. All’alba, al tramonto, di notte, con cinquanta gradi all’ombra, sotto i peggiori nubifragi, addirittura sotto la neve. Sei sempre stata tu a farmi innamorare. Sei sempre stata tu a svegliarmi, a portarmi fuori di casa, a farmi riprendere quando le altre cose non andavano. E io… non ti ho mai chiuso la porta. Sono sempre uscito con te.
Con te. Che sei sempre venuta prima di tutte le altre. Da sempre.
Quelle piccole soddisfazioni che mi hai dato le custodisco dentro di me come fossero le cose più preziose che ho. Probabilmente, con te, non sono mai riuscito a farmi valere al punto giusto, non ho mai avuto la forza di metterti fuori dalla mia vita, ho sempre esitato a prendere una decisione. Tanto tu torni sempre. Non te ne vai mai. Lo so già che magari la prossima volta saprai ben rilanciare il nostro amore. Succederà qualcosa, mi farai tornare il sorriso, mi risveglierai, mi farai scrivere tante belle parole. Sentirò nuove sensazioni.
Eppure già è successo. Se vado a guardare gli ultime mesi. Di sensazioni nuove e bellissime, ne ho sentite tante. Eppure questa sera ti sto scrivendo che non è stato niente. Che ti prendi gioco di me.
Manco di impegno? Manco di costanza? Non ti do attenzioni? Ti sottovaluto? Mi sottovaluto? Ehi carina… siamo grandi tutti e due… queste sono storie da bambini. Qua siamo io e te. Se vogliamo farci la guerra, anche se so che vincerai tu, io ci provo, come ci ho sempre provato. Però non mi va….
Pensa a tutti tramonti della Sardegna che si siamo gustati insieme, pensa a quando pur di stare con te a Taranto mi alzavo alle 5 di mattina, pensa alla mia caviglia, pensa ad Armando e Antonio, pensa a tutti i sabati sera che ho passato a casa pensando che la mattina dopo sarei stato tutto tuo.
Tesoro devi darti una regolata. Se dobbiamo vivere insieme, se dobbiamo volerci ancora più bene, se è arrivato il benedetto momento di svoltare è ora che ci prendiamo sulle spalle le nostre rispettive responsabilità. È arrivato il momento di parlare di più e di cercare di capirci in maniera più approfondita. Io devo lavorare, io voglio scrivere un libro, io sto cambiando casa, io voglio cercare di vivere in maniera serena la mia vita da 23enne. Cazzo io ho 23 anni. Io non posso perdermi dietro a te che non mi dai niente. Che mi demoralizzi e basta. Che l’unica sicurezza che sai darmi è che quando ho a che fare con te sicuramente ci sarà da sudare.
Sono molto combattuto. Stasera ti scrivo perché mi sono stufato di sfogarmi con le persone che mi sono vicine.
Peppe, giustamente mi ha detto che non ne vuole più sapere, Mimmo ha tutte le sue teorie che sinceramente mi scoraggiano ancora di più, Antonio dice che comunque va bene, Armando dice che ho troppe cose per la testa, alcuni dicono che non posso lamentarmi, altri dicono che noi due siamo fatti per non lasciarci mai. Io… penso che sono troppo innamorato di te.
Ti do un’altra possibilità. Questa è l’ultima.
(Scusate la pubblicazione in differita!!!)