Ci eravamo lasciati lo scorso aprile, un anno dopo la terribile scossa. L’avevo lasciata silenziosa, determinata e blindata. Abbandonata, ma circondata di speranze e pensieri. Più che mai pronta a ripartire. Fu un attimo. Un dolore. Un pizzico. E mi ritrovai a Onna.
Oggi no, oggi ho corso a L’Aquila.
Come dice spesso mio padre, quando vuole tirare fuori i suoi indovinelli… la città più veloce d’Italia… L’A – Qui – La.
Come dargli torto.
Ho corso a L’Aquila e ho dato una bella smossa alle acque. Ne avevo bisogno. Profondamente bisogno. Uno dei bisogni che più sentivo nelle ultime settimane.
Come dissi nell’ultimo post, tutta una serie (con serie intendo dire: me ne passa uno.. Me ne prende un altro) di piccoli problemi hanno trascinato una situazione che si è risollevata i primi giorni di agosto… un mesetto di lavoro come si deve… e rieccomi pronto… a ricominciare.
Ho ricominciato spesso in questa stagione. Sono ripartito… da Pratoni del Vivaro, da Volpiano, da Rieti, da Firenze, da Vigna di Valle, da Barcellona, da Porto San Paolo… e oggi da L’Aquila. Adesso spero di continuare ad andare, senza intoppi. E di trovare magari una meta.
Oggi è stato emozionante. Bello. A tratti mi sono sentito un bambino. A tratti un corridore navigato. Eppure, in concreto e senza fare tanta filosofia, non mi sento nessuna delle due cose. Le gambe giravano bene e la mente era presa e determinata. In discesa mi libravo freneticamente, in salita cercavo la tecnica e la frequenza. In pianura… bhè… in pianura… non c’è stata pianura…
Chiudo al secondo posto in 31′42”.
La città è ancora più silenziosa. Per le strade poco e niente. Poche macchine. Poche persone. Edicole aperte. Alcuni bar aperti. Tanti bravi militari. Mi sono portato la mia nuovissima reflex, volevo fare tante foto. L’ho riposta subito dopo averla tirata fuori. Mi è sembrato un gesto troppo meschino. Quelle foto non sarebbero servite a nulla, L’Aquila deve dimenticare quello che è stato, deve ricordare tutte le vittime, deve trovare i responsabili delle negligenze e degli errori. Deve rivivere dando tempo al tempo, meritando concretezza e coerenza.
Io, che sono sempre tanto attento alla politica, alla religione, alle opinioni, alle parole, a come le cose si presentano e si evolvono verso di noi, nelle tre occasioni post terremoto in cui mi sono trovato ad andare in Abruzzo ho sempre pensato una cosa sola: CI SONO TANTI FRATELLI ITALIANI CHE STANNO SOFFRENDO TANTISSIMO.
Grazie a chi oggi è stato mio avversario e compagno di avventura. Non eravamo tantissimi. Ma è stato bello portare un po’ di gioia in un posto che ne ha tanto bisogno!
In settimana parleremo tanto di atletica!



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