Archivio mensile per ottobre, 2009
Ci sono poche parole da dire sulla gara
di sabato. È stata veramente una bella esperienza e credo proprio
che mi abbia messo davanti a una nuova realtà che devo affrontare
con molta più concretezza. Come sempre vado avanti ma non senza
prima aver ringraziato tutte le persone che hanno fatto il tifo per
me proprio nella bellissima atmosfera della Human Race.
Ciò che conta è sempre correre.
Confuso, innocente, sperso e un po'
incazzato corro su questa strada che ormai è mia. Una giornata
leggera è alle spalle. Questo è il mio momento. Passo un cassonetto
verde che ingombra il ciglio e poi mi rimetto sulla striscia bianca
che mi separa dall'erba. È arrivato il cazzo di freddo che stava
tardando, lo sapevo che sarebbe arrivato senza chiedere permesso a
nessuno e senza nemmeno darci il tempo di tirare fuori la roba
pesante. Sta di fatto che sto correndo in pantaloncini e con una
maglia vecchissima a maniche lunghe... è mezz'ora che corro e ancora
sento freddo. Mi sono ripromesso di non esagerare con le parolacce e
quindi ancora più confuso, innocente e sperso continuo a correre. Il
lungo rettilineo grigio che mi separa dalla grande curva prima di
Anguillara è davanti a me. Qui aumento sempre il passo. La strada è
un falso piano leggero. Uno di quei falso piani che dicono sempre la
verità.
Ti sembra di correre su una strada dritta e piana ma invece
stai salendo. Salendo senza rendertene conto. Non avverti
cambiamenti. Io sto quasi sorridendo. Eppure a un certo punto senti
il morso della fatica che ti punge, li se ti giri e guardi indietro
vedi la strada scendere lungo la strada che hai appena percorso. È
la corsa. Questo rettilineo sarà lungo poco meno di un chilometro e
finisce con una vera salitella che culmina su una curva a 90 gradi,
io dico che è la svolta verso Anguillara. Se la prendi troppo forte
rischi sempre di perdere il controllo. Le macchine mi passano vicine
veloci. Inizia la rampetta finale, mi volto alla mia sinistra. Il
bagliore del sole mi colpisce in pieno. Tempo di mettere a fuoco. Il
lago è mosso. Mosso quanto basta per essere tremendamente
affascinante. Il castello di Bracciano domina indisturbato il suo
lago. Qualche surfista si spinge verso la spiaggia dove ha
parcheggiato la macchina per tornare a casa. I colori sono nitidi,
chiari, caldi, si notano tutti i dettagli delle colline, si vedono
gli alberi, le barchette, il vento ha spazzato via tutta la foschia.
Sembra quasi estate. Sembra che tutto torni al suo posto e il tempo
si fermi.
C’è un atmosfera di infinito.
C’è una aria di solitudine
felice. Il sorriso vela il mio volto. È il tramonto.
Sono assolutamente soddisfatto di
questo weekend che è appena passato. Ho corso due belle gare… in
due contesti molto interessati e poi… soprattutto… sono stato in
compagnia di tanti amici e di tante belle persone che ancora una
volta mi hanno riempito di sorrisi e di felicità.
Mi sono trovato davanti a uno dei
postulati della mia vita. Cioè a una di quelle cose di cui sono
assolutamente convito. Assolutamente convito al punto di metterci
anche 5 mani sul fuoco dopo averci messo le gambe. Ebbene sono
straconvinto che Mimmo Di Biagio ovunque si trovi in questo momento
lassù nel cielo, anche in questo preciso istante, sta facendo il
tifo per me e più di me ha gioito per tutti i miei piccoli
traguardi. E spero tanto che sia felicissimo della prova che ho
portato a termine sabato pomeriggio alla Maratona a Staffetta che
appunto era dedicata a lui.
Non nascondo che ero un po’ preoccupato
per la gara perchè il percorso ricavato interamente dentro villa
Borghese non è dei più performanti e la mia mia condizione a
livello muscolare non è delle migliori in questo momento. Continui
cambi di direzione e saliscendi abbastanza impegnativi si alternano a
un percorso misto tra i viali asfaltati e il prato dei giardini. Ho
corso la seconda frazione dopo aver ricevuto un cambio perfetto dal
mio compagno di squadra Luca Marmo che è stato rallentato da un
sasso che purtroppo gli è entrato nella scarpa. Dopo di me ha corso
Paola Giacomozzi che ha poi dato il cambio a Claudio Cavalli. A
chiudere la gara della Running Club Futura ci ha pensato Dourmi Said
che non è riuscito comunque a migliorare la mia prestazione di 28
minuti e 26 secondi che alla fine è stata la migliore.
Sono andato a dormire prestissimo e
domenica mattina ero alla partenza di corri al massimo per
I.R.E.N.E., gara che è stata organizzata interamente dalla RCF a
villa Pamphili.
Pioveva tantissimo e tutto gasato mi
sono presentato al ritrovo, nemmeno poso la mia borsa a terra che
ecco apparire di fronte a me le folkloristiche figure di Peppe
Carella e Mimmo Ricatti entrambi miei amici e colleghi che
evidentemente diretti al lago di Vico hanno sbagliato strada e si
sono ritrovati a villa Pamphili…………..
Insomma… meteo incerto e molto molto
propenso alla pioggia… partenti di livello… percorso vario, più
vario di villa borghese anche se più breve… niente da perdere…
si parte subito fortissimi!
Chiudo sesto dopo aver corso con un
ottima agilità fino al rettilineo finale dove poi la fatica è
arrivata tutta insieme…
Continua a leggere Se il mondo cambia, qualche mondo non cambia mai.
Ecco la strada dell’aeroporto di fronte a me. Prima di partire tutto ti sembra affascinante. Tutto ti sembra che vada di fretta. Ti senti tranquillo ma sotto sotto sei agitato perchè se devi prendere un aereo ma quell’aereo parte senza di te… ti troverai di fronte a un problema. Poi devi metterci che ti devi sbrigare per prendere il posto davanti per evitare di avere una possibile emicrania nelle prossime 48 ore. Altrimenti non basterà una cortese richiesta e un bel sorriso per fartelo dare. Quando finiscono… finiscono. Stavolta non devo spedire il bagaglio. Parto con poche cose ma con tante idee.
Se parcheggi al lunga sosta e per arrivare al terminal te la fai a piedi parti dal sobborgo e arrivi al centro dell’aeroporto. Di quel posto che di solito vedi poco da fuori, e ti sembra tutto bello luccicoso, e poi tanto da dentro dove tutto ti sembra seguire una regola rigorosa e dove hai paura perfino a muoverti per non destare sospetti che tu possa essere un terrorista o un trafficante di droga.
E ti rendi conto che dietro a un aeroporto c’è un mondo che lavora. Ci sono tante persone che girano in macchina. Ci sono quelli che cucinano. Ci sono quelli che puliscono e addirittura verniciano gli aerei. Trovi il centro di fisioterapia e lo studio analisi che assicura la consegna dei referti in meno di un ora (elemento determinante quando hai poco tempo a disposizione). C’è la finanziara esclusiva per il personale di bordo, per il piloti, per il personale di terra e quella per i dipendenti delle ditte appaltatrici. Ogni punto di accesso è sorvegliato. In certi punti c’è disordine. Le macchine sono parcheggiate praticamente una sopra l’altra, le smart sono incastrate tra di loro al punto che sto seriamente pensando che i rispettivi proprietari si siano organizzati per un parcheggio di massa che hanno monopolizzato tutti insieme e che tutti insieme poi svuoteranno. Molti locali sembrano abbandonati, altri hanno bisogno di essere ristrutturati, passano le navette che portano la gente al terminal. Io proseguo a piedi trascinando il mio trolley azzurro…
Alzo lo sguardo. Sono a Fiumicino. Sono vicino al mare. È il tramonto.
Continua a leggere Pensieri ricorrenti… genesi…

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