Romafa la spavalda questi giorni. Lo fa spesso ultimamente. Mi parla di
malinconia con quel tono malinconico di chi di storie ne ha viste
tante e sa da dove cominciare a raccontarle. La mia Roma mi sembra
strana. Oggi l’ho sentita mia come non mai. Mi parlava di te. Mi ha
ricordato di quando scappavo dai tuoi occhi e andavo a vedere la
città che iniziava a vivere la mattina. Quando abbandonavo la
frenesia dei tunnel della metropolitana con tutte quelle persone
sconosciute e sempre diverse che andavano a lavorare e mi abbandonavo
alla serenità della terrazza del Pincio. È il tramonto. Il sole sta
salutando il Cupolone, i piantoni sull’Altare della Patria e il
Colosseo. Tra poco sarà notte e inizierà una nuova vita per tutta
la città. Io mi ricordo quella mattina grigia in cui sfiorai le tue
labbra e poi fui folgorato dai tuoi occhi e andai a trovare su questa
terrazza un attimo di pace in quello stato confusionale, con il cuore
che mi batteva a tremila. Il sole timido provava a farsi spazio e
soprattutto provava ad illuminare quella fredda giornata di febbraio.
Era dura, un momento molto intenso della mia vita che ricordo con
grande felicità, ma era fantastico. Ero felice. Ero veramente io. E
tu eri il centro delle mie giornate. Oggi è la stessa Roma a farmi
pensare che non era amore. Era gioia di vivere. Profonda e vera gioia
di sapere che vicino a me c’èra una persona fantastica. Quella che
volevo io e che avevo sempre desiderato. Oggi questo tramonto sa di
riscatto. Ci vedo tutto il mondo che lo guarda. Ci sento il tuo
sapore e poi quello del mare. La vita sta andando avanti per tutti e
due. Mi guardo intorno e ripenso che in quei momenti passati ero
proprio un bambino. Ma vicini noi due non avevamo paura di niente. Lo
vedi che ti ricordo. Tu continui a stupirmi. Come mi stupisce sempre
questa città ogni volta che giro in un angolo nuovo, come ogni volta
che mi offre uno spettacolo diverso tutto da guardare. Vedo tante
persone qui sotto. Chissà quante sono. Tanti occhi. Quando venivo
quassù tanti anni fa di solito sotto non c’èra mai nessuno. Se
passava qualcuno, lo faceva velocemente, senza guardarsi intorno.
Veloce correva dietro la sua scrivania o a prendere la metro. Io
invece guardavo il mondo. Non mi fregava di niente. Cercavo sempre i
tuoi occhi e volevo solo te. Guardavo un mondo che si faceva
scoprire, che mi sembrava tutto mio e in attesa di vedere la nostra
stella brillare lassù in alto. Oggi sono qui. Nessuna stella
particolare brillerà stasera. Ma sono qui a pensarti come ho sempre
fatto. Spesso mentendo a me stesso e a chi mi stava intorno. Ti porto
sempre dentro il mio cuore.

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