"In questa mattina grigia
In questa casa che ora è veramente solo mia
Riconosco che sei l’unica persona che conosca
Che incontrando una persona la conosce
E guardandola le parla per la prima volta
Concedendosi una vera lunga sosta
Una sosta dai concetti e i preconcetti
Una sosta dalla prima impressione
Che rischiando di sbagliare
Prova a chiedersi per prima
Cosa sia quella persona veramente
Potrò mai volere bene
Tu che pensi solamente spinta dall’affetto
E non ne vuoi sapere di battaglie d’odio di ripicche e di rancore
E t’intenerisci ad ogni mio difetto
Tu che ridi solamente insieme a me
Insieme a chi sa ridere ma ridere di cuore
Tu che ti metti da parte sempre troppo spesso
E che mi vuoi bene più di quanto faccia con me stesso
E’ trasceso il concetto di un errore
Ciò che universalmente tutti quanti a questo mondo
Chiamiamo amore
Ti fermo alle luci al tramonto e ti guardo negli occhi
E ti vedo morire
Ti fermo all’inferno e mi perdo perché
Non ti lasci salvare da me
Nego i ricordi peggiori
Richiamo i migliori pensieri
Vorrei ricordassi tra i drammi più brutti
Che il sole esiste per tutti
Esiste per tutti
Esiste per tutti
Ciò che noi sappiamo
ha da tempo superato
ogni scienza logica concetto o commento di filosofia eremita
ciò che non sei tu e che voglio tu capisca
è quanto unico e prezioso insostituibile solo tuo
sia il dono della vita
Ti fermo alle luci al tramonto e ti guardo negli occhi
E ti vedo morire
Ti fermo all’inferno e mi perdo perché
Non ti lasci salvare da me
E nego il negabile
Vivo il possibile
Curo il ricordo
E mi scordo di me
E perdo il momento
Sperando che solo perdendo quel tanto
Tu resti con me
Ti fermo alle luci al tramonto e ti guardo negli occhi
E ti vedo morire
Ti fermo all’inferno e mi perdo perché
Non ti lasci salvare da me
E nego i ricordi peggiori
Richiamo i migliori pensieri
Vorrei ricordassi tra i drammi più brutti
Che il sole esiste per tutti
Esiste per tutti
Esiste per tutti"
Ho appena finito di mettere a posto la camera e ho pensato bene di mettermi a scrivere qualcosa sulla gara di ieri… assolutamente necessario… ma prima mi va di spendere due parole sulla giornata di oggi… anche se c’entra poco con la corsa.
Mi sono svegliato prestissimo, ergo ho dormito poco… ma bene, mi sono preparato il mio buon caffè con la moka nuova e ho mangiato il ciambellone di mamma che mi sono appositamente portato per la colazione e due fette biscottate con la marmellata. Mi sono preparato velocissimo perché la sveglia è suonata ad un orario ma io mi sono alzato 25 minuti dopo… logicamente niente barba. Sono uscito e il vetro della Touran era gelato. Aspetta 5 minuti che si scongeli… poi via… si parte… missione… ritorno in base dopo qualche ora… imbronciato ma felice… mi cambio e corro in ufficio… una giornata tranquilla… macchè… esco alle 17 dopo aver fatto i salti mortali… corro a cambiarmi… mi faccio 50 minuti che mi mancavano… il lago era una tavola. La settimana scorsa è stato tutti i giorni con i cavalloni… come al mare. Oggi invece sembrava morto. Mi guardava fermo e silenzioso… mi guardava correre mentre laggiù il sole se ne andava e cominciava ad arrivare la sera. Poi esco per fare un po’ di spesa. Torno e subito a cena. Ed ora eccomi qui… reattivo. Stanco… si… stanco… tra un po’ spengo tutto e vado a dormire…
Ma adesso parliamo della gara. Prima di tutto devo dire che mi sono divertito tantissimo è stata davvero una domenica bellissima. Sia dal punto di vista meteorologico che da quello puramente sportivo (anche la Lazio ha ritrovato il suo gioco…). La gara si è evoluta con facilità e rapidità. Io mi sono imposto di partire come sempre con grande attenzione e con la massima rilassatezza. Fino a poco prima dell’ingresso dentro Villa Gordiani mi sembra di aver corso con almeno 6 persone intorno. Io mi sono sempre tenuto avanti. Mi sono girato soltanto un secondo subito dopo la partenza. Poi ci siamo staccati io, Antonio e Rudy Magagnoli. Sapevo del suo valore e devo dire che l’ho sempre temuto fino a un km dalla fine. Quando mi sono detto…”vai se devi andare… Cristo… vai…”. Nei dintorni del 7km la gara si è smossa. Finita una salitella mi sono subito staccato con un buon cambio. Incrociavamo tutti gli altri atleti impegnati che ci incitavano… bellissimo… Antonio ha atteso un attimo poi si è riportato avanti e ha cambiato anche lui forte. Io non l’ho tenuto e sono rimasto li con Rudy. All’ottavo Antonio aveva almeno 20 metri. Sul lungo rettilineo però lo vedevo correre male e io invece mi sentivo molto bene e sentivo che lo stavo avvicinando poi ho avuto un blocco, Rudy mi ha superato e intanto si girava a destra. Mancava veramente poco… mi riporto avanti mentre attraversavamo via Collatina. Parto forte. Siamo nei pressi dell’arrivo ma mancano almeno 800 metri. La gente ci strilla. Ricambio di nuovo. Me l’ero detto che volevo fare l’ultimo 2000 più forte. Pare che ci sto riuscendo. Antonio sta sempre li… pare che il distacco con cambi per niente. Svolta a destra. Due macchine ferme in mezzo alla strada. Evito gli specchietti. Sento delle grida. Litigano. Mi giro. Rudy è passato. Se si fosse bloccato per colpa di quei cafoni mi sarei fermato ad aspettarlo perché non si poteva rovinare una gara cosi bella per una situazione cosi stupida. La strada scende il ritmo è giusto. Il finale è in salita quindi bisogna gestirsi bene per tirare fuori la stoccata giusta. Si gira a destra 200 metri destra di nuovo. Rettilineo finale in salita. Vado regolare. Nel pienissimo della salita ricambio forte. Lo sento dietro ma questo di cambio non lo regge perché appena la strada spiana io esco con tutto un altro ritmo sulle gambe… secondo. 31’59’’. Bella gara.
Ora posso andare a prepararmi una ricchissima camomilla…
Sapevo che prima o poi in qualche lettura avrei trovato un qualche passo, un qualche capitolo… un qualche cosa che parlasse del silenzio. E inaspettatamente l’ho trovato in IL SEGRETO DEL BOSCO VECCHIO di un meraviglioso Dino Buzzati.
Ed ecco qui che vi propongo la lettura del ventesimo capitolo. Mi piacerebbe leggere qualche commento o qualche mail dove mi parlate di quello che avete pensato voi dopo averlo letto…
"
Cosi Sebastiano Procolo si smarri’ nel bosco. Certo, quando egli aveva fatto l’Accademia Militare, dovevano avergli insegnato che nei boschi ci si può orientare per mezzo dei licheni che si sviluppano sul lato settentrionale dei tronchi; non c’è manuale di topografia che tralasci questa nozione. Ma evidentemente il colonnello se l’era dimenticata.
Dapprima non si diede pensiero, perché era ancora presto. Ma a poco a poco il giorno passava e la selva si faceva più densa. Il colonnello alla fine decise di seguire il pendio, sarebbe pur arrivato in ogni modo al fondo della valle. Eppure non era cosi; la discesa a un certo punto si arrestava e il terreno ricominciava a salire. Gli abeti, avvicinandosi la sera, diventavano più grandi. Il colonnello era ormai stanco morto, ma continuava ostinato il cammino.
Alle ore 19 (il fatto è certo) egli si mise a chiamare Matteo; ma il vento non si fece vivo. Alle 19:30 chiamò ripetutamente il Bernardi; ma nessuno gli rispose. Erano le otto di sera quando Sebastiano Procolo gridò il nome di Benvenuto; udi’ una grandissima eco rimandata chissà da dove e poi si rifece silenzio.
Il sole scese dietro la volta delle nubi, gli uccelli andarono a dormire e le tenebre della notte calarono nei recessi della foresta. Il Procolo rimase solo, in mezzo alle tetre piante, cosi come era rimasto solo Benvenuto. Alle 21:30 era completamente buio.
Il colonnello si sedette per terra, ai piedi di un abete. Tutto attorno gli stava la selva, l’antichissimo Bosco Vecchio, carico di una misteriosa vita. Il silenzio a poco a poco si riempi’ di sottili voci. Alle 22 si avverti’ il suono del vento.
-Matteo! Matteo!- gridò ancora Sebastiano Procolo, rianimato dalla speranza. Ma quel vento non era Matteo e continuò a strisciare indifferente sulla cima degli alberi. E dieci, e dodici echi questa volta risposero all’appello, sempre più fiochi e lontani fin che nell’aria rimase sospesa solo una fragile risonanza.
Sebastiano Procolo chinò la testa stanco. Cominciava, la veneranda foresta, a vivere una notte nuova e si ridestava dal torpore diurno. Forse nel buio i geni uscivano dai tronchi e si aggiravano per sconosciute incombenze. Forse erano raccolti in folla proprio intorno a lui, Procolo, invisibili nella fonda notte. Forse si era alzata, dietro alla cappa di nuvole, la luna. Forse le tenebre non sarebbero mai finite. Forse il sole non sarebbe mai più nato. Quel buio per sempre, poteva ben accadere anche questo.
Sebastiano Procolo non aveva neppure con se i fiammiferi e invano cercò di leggere l’ora sul suo cronometro d’oro. Diede due colpi di tosse, non certo per farsi coraggio, ma per liberarsi un po’ la gola. Quell’odore intenso di abete, quei vapori pesanti di decomposizione vegetale gli davano infatti un certo affanno.
A lui non giunse il suono del campanile di Fondo per annunciargli le ore, né la voce di Benvenuto, rimasto chissà dove, che certo stava urlando di terrore, né il rombo di lontane automobili, né alcun altro suono umano. Il colonnello restò seduto ad aspettare il nuovo giorno, e per la prima volta conobbe i rumori della foresta. Quella notte ce n’èrano quindici. Il Procolo li conto ad uno ad uno.
1.Di tanto in tanto, vaghi boati fondi, che parevano uscire di sottoterra, quasi si preparasse un terremoto.
2.Stormire di foglie.
3.Cigolio di rami piegati dal vento.
4.Fruscio di foglie secche al suolo.
5.Rumore di rami secchi, foglie e pigne che cadevano a terra.
6.Una voce remotissima di acque correnti.
7.Rumore di un uccello grande levantesi ogni tanto a volo con alto frastuono d’ali (forse un gallo cedrone).
8.Rumori di mammiferi (scoiattoli o faine o volpi o lepri) che attraversavano la foresta.
9.Ticchettio di insetti che urtavano o camminavano sui tronchi.
10.A lunghi intervalli, il ronzio di una grossa zanzara.
11.Il fruscio presumibilmente di una biscia notturna.
12.Il grido di una civetta.
13.Il dolce canto dei grilli.
14.Urla e lamenti lontani di un animale sconosciuto forse assalito da gufi o lupi.
15.Squittii del tutto misteriosi
Ma due o tre volte, quella notte, ci fu anche il vero silenzio, il solenne silenzio degli antichi boschi, non comparabile con nessun altro al mondo e che pochissimi uomini hanno udito."
Il vero silenzio. Chi l’ha mai sentito…? Il vero silenzio… io no. Mai. E sinceramente è un concetto a cui non ho mai pensato. Ho sempre pensato al silenzio. Semplice silenzio. Quello che sento adesso nella mia stanza. Quello che sentivo stanotte dopo essermi rimesso sotto le coperte. Quello che quando è troppo ti fa sentire solo. Ma il vero silenzio. Quello che somiglia alla morte. Deve essere proprio una cosa incredibile. Senza raccontarvi tutto il libro… il colonnello Procolo in quella situazione aveva fatto di testa sua e si era ritrovato solo in mezzo al suo bosco… e questo silenzio vero che si è ritrovato a sentire un paio di volte io lo collego a quella sensazione bruttissima che puoi provare quando ti guardi intorno e non trovi un sostengo… un qualcuno che se lo chiami ti risponde… perchè poi la vita è bella… quanti rumori ci sono… grida, fruscii,urla, ticchettii, boati e voci… ci circondano… e quando sentiamo solo un pò di silenzio… che non vogliamo sentire… che ci spaventa… perchè il silenzio mette anche paura… qualcosa ci sta che non và. E qui ti devi chiedere chi sei… ti devi mettere davanti ai tuoi problemi e affrontarli a muso duro. Devi capire i perchè delle cose. Devi aprirti alla razionalità. Devi scegliere. Devi trovare ciò che vuoi.
Mi sembra di averlo trovato. Adesso voglio farlo mio.
Durante l’allenamento di oggi pomeriggio abbiamo deciso di prendere parte alla terza edizione della "CORRIAMO AL COLLATINO". La gara è organizzata dalla A.S.D. Villa Gordiani e dal G.S. Cat Sport e tutto il percorso, di 10km, si snoda tra le vie e le strade del quartiere Collatino di Roma nei pressi di Villa Gordiani.
La decisione è stata ben condivisa e ben accolta da me visto che dopo i societari di cross mi è rimasto dentro tantissimo entusiasmo e non vedevo l’ora di ricorrere in gara.
Purtroppo "l’offerta" per la prossima domenica è veramente scarna… visto che la domenica dopo tutti correranno la Roma-Ostia (io la seguirò in bici!!!) e allora l’unica opzione era appunto la gara del Collatino… spinto dall’entusiasmo e da una grande voglia di spingere sull’accelleratore e guardare solo avanti stiamo allungando i km della preparazione, che fin qui è stata eccezzionale, e la gara di domenica sarà un ottimo test sui 10km per sondare e valutare la situazione attuale… vedremo!
Non mi sembra vero di stare a casa stasera. Anche se questa settimana tutte le sere sono tornato a dormire nel mio letto non vedevo l’ora che fosse oggi, venerdi, per mettere il punto a 5 giorni intensissimi. Mettere la macchina nel garage. Aprire il portone. Salire le scale ed entrare. Sentivo il bisogno di tornare. Di aprire la porta buttare la borsa da una parte e riprendermi la mia più totale intimità. Poi stasera sono solo. Mamma e Papà sono fuori. Assaporo l’ebbrezza di una settimana di grande lavoro. Di scontri. Di gioie. Di affermazione. Di sentire di aver fatto qualcosa di importante. Sento il profumo di qualcosa che sta arrivando a portare novità. Non c’è nessuno con cui parlarne. Ma non mi sembra una cosa negativa perché riesco a tenere tutto per me e a riflettere con me stesso su tutto quello che è successo. Stasera mi sento in pace con il mondo… mi sento di aver dato e poi preso abbastanza. Abbastanza da essere soddisfatto e da poter andare a dormire tranquillo. Oggi ho corso… corso tanto. Oggi ho lavorato… lavorato tanto. Oggi ho pensato… pensato tanto.
Ohhh…. Finalmente in pace… sono stati 3 giorni durissimi… 3 giornate intensissime… tutte da raccontare… ma soprattutto fantastiche da vivere… viverle.
Siamo partiti sabato. Saggiamente ho corso la mattina prima di pranzo, qui a Roma, e per quasi tutto il viaggio sul megapullman RCF ho dormicchiato, parlato con Peppe De Giacomo o con i vari accompagnatori e dirigenti della squadra, messaggiato e sentito buona musica cercando il relax più totale in assoluto. Un viaggio tranquillissimo e tutto sommato veloce. Arriviamo che sono le 19. Riconosco le luci di Firenze, l’hotel dove sono stato 2 anni di seguito a capodanno, i posti dove ho corso, alcune strade su cui ho guidato. Ma… l’avevo detto… Si pensa solo alla gara.
Ci sistemiamo in hotel. Il letto è perfetto. Il cuscino altrettanto. C’è un ampia scrivania su cui sistemo il computer e mi collego un pochino… intanto alla porta ogni tanto bussa Adriano De Angelis che da buon team manager ci consegna il materiale tecnico sociale… sto in camera con Peppe… scendiamo a cena. L’organizzazione dei tavoli non è un gran che ma la compagnia è ottima. Siamo davvero una bella squadra. C’è aria di compattezza e di voglia di fare. Mi piace osservare i ragazzi più giovani. Mi piace vedere come si comportano a tavola. Cosa mangiano. Alcuni li vedo veramente concentrati e forse un po’ tesi. Io ho un vuoto allo stomaco. Ho mangiato solo un po’ di frutta verso le 17. Di solito non mangio mai la pasta… ma ho capito che se stasera non la mangio quasi sicuramente mangerò solo poca carne. Le cameriere, signore di almeno 50 anni, sono gentilissime e il pasto è ottimo. Pasta al pomodoro, arrosto con patate al forno, due ciotoline di insalata e un pezzo di crostata. Mi sento pienotto. Salgo in camera prendo il giubotto. Ci facciamo un paio di foto. È arrivato anche Giorgio Calcaterra. Usciamo a fare una passeggiata. Sono le 22:30. Giusto il tempo di arrivare in centro a Campi Bisenzio. Circa 2km dall’hotel. Si torna in hotel… i nostri accompagnatori si fermano a un pub… io e Peppe ce ne torniamo in camera. Mi addormento dopo una breve lettura. Ma soprattutto dopo aver ricevuto un sms da Mimmuzzo Ricatti che mi incita come sa fare lui da grande campione.
Il risveglio è eccellente. Piove. È piovuto tutta la notte. Mi alzo alle 7 per andare in bagno. Mi rinfilo sotto le coperte. Non voglio pensare a nulla. Tanti mi hanno parlato della partenza. Delle curve. Dei sorpassi. Delle tattiche. Io non voglio sentire nessuno. Io voglio sentire solo me stesso. E me stesso mi dice di non pensare. 60 minuti passano velocissimi. Mi suona la sveglia sul cellulare… sono le 8. Mi alzo cercando di fare meno rumore possibile… Peppe vuole svegliarsi più tardi.
Rapido scappo in bagno e poi giù a colazione. La gara c’è alle 11:50. Sono le 8:15… colazione pesante. 2 caffè e 6 fette biscottate con marmellata. Torno in camera Peppe è mezzo sveglio. Anche lui si alza e comincia a prepararsi. Alle 10 siamo pronti ed efficienti per andare. Il pullman ci aspetta nel parcheggio. Parte silenzioso. Io ho messo i miei occhiali nuovi. I-Pod alle orecchie. Da adesso non ci si può più tirare indietro.
Arriviamo che c’è una baraonda allucinante. Il Pullman ci lascia lontano ma c’è ancora tanto tempo. Quindi ci facciamo anche una bella passeggiata. Tante facce mai viste. Tante persone che tra poco correranno oppure strilleranno a chi sta correndo. Passano le Juniores donne… ci penso poco… le vedo faticare paurosamente. Si affonda nel fango. Arriviamo al nostro gazebo. Poggio le mie cose e mi chiamano fuori. Stanno partendo gli allievi. Bumm. Mi viene spontaneo strillare. Uno spettacolo di partenza. Una massa umana che si muove alla carica. Schizzi ovunque. Un casino assoluto. Imparagonabile a nulla. Peppone mi dice: “quando partiamo noi sentirai tremare la terra…”. Non ci penso… mi faccio un giretto nei dintorni. C’è veramente troppo fango.
Comincio a scaldarmi alle 11:10. Parto in compagnia poi mi isolo un pochino. Lo dico… mi sento bene… cazzarola sto una favola.
Faccio un po’ di esercizi. Streching. Mi metto le chiodate. Faccio la spunta e poi entro in warm up. Anzi… nel porcile… si perché il recinto a ridosso del blocchi di partenza è un vero e proprio porcile. Immaginatevi una stalla con le mucche o i maiali, le mangiatoie e tutto quello che vi pare… ecco era cosi… prendiamo posto. Faccio passare avanti il nostro straniero Cherkaoui, io e Peppe ci sistemiamo appena dietro alla meno peggio. Poi ci sono Damiano Iovenitti e Luca Marmo. Incito tutti. Do il cinque a tutti. Forza ragazzi facciamo una bella gara. Adesso a scriverlo mi rivengono i brividi. Perché penso che in quel momento ero sotto l’effetto di non so che cosa. Non era adrenalina. Molto di più. Non capivo niente. Ero sordo. Lo sparo è sordo. Tutto quello che è successo poi è qualcosa che ancora non mi è tornato in mente. Ricordo solo di aver fatto una partenza ottima. Di aver sentito la terra tremare. Di aver saltato almeno 3 persone che mi sono cadute avanti. Di aver menato e controllato allo stesso tempo e poi di aver preso il mio passo appena la situazione si è scremata un pochino. Poi ricordo che le scarpe mi scivolavano in discesa. Che affondavo nelle pozze. Che a un certo punto mi sono girato e mi sono trovato vicino a Cherkaoui e Kabbouri. Mi sentivo benissimo. Poco prima avevo superato Peppone ma non ho avuto la forza di dirgli niente. Ero preso. Presissimo. Il primo giro finisce quasi subito. Affondo ancora nel fango. Mi cade davanti un’altra persona. Correre correre correre. Bellissimo. Sento le gambe andare. Passo in mezzo agli spazi. Che bello. Devo difendere e attaccare. Devo attaccare e difendere. Va bene. Sento la gente che conta. Non ci pensavo. Ma alla fine ci pensavo. È la posizione giusta. Avanti. Non ricordo niente. Forse non voglio ricordare. Sento che sto andando. Mi arriva qualche grido. Sento Armando. Il mio caro Armando. Dai mi dico… “cazzo stai correndo il cross corto… 4 km… hai finito…” le ultime rampettine. Le scarpe se ne vanno. Se cado adesso è la disfatta. Invece vado… Marco Testero mi grida come un matto. “LE PALLE LE PALLE!” rilancio forte, il fango è una cosa incredibile. Rilancio. Provo a rilanciare… come cazzo si fa… che roba… gli ultimi 300 metri sono una cosa inenarrabile. So solo che è bastato rilassarsi un millesimo che almeno 3 posizioni sono volate via in un attimo. Passo sotto l’arrivo. Alzo le mani. Mi sembra di non aver fatto niente. In silenzio passo per l’imbuto. C’è Licciardi che mi sorride. È arrivato 20esimo. Io non lo so come sono arrivato… so solo che in silenzio mi avvio verso il gazebo. Mi fermo. Penso un secondo a Mamma. Poi penso che voglio correre da Armando e lo voglio abbracciare forte perché sono troppo contento. Realizzo che sono stato il primo della squadra. Poi penso che voglio mandare subito un messaggio a Federica perché devo farle sapere come sono andato. Poi mi appoggio alle transenne. Sono vicino al gazebo. Mi chiudo un attimo in me e piango. Un pianto bello. Silenzioso. Non se né accorto nessuno. Un pianto che porca miseria mi ci voleva. Era tantissimo che non piangevo. E soprattutto era tantissimo che non piangevo di gioia.
Provo a togliermi le chiodate. Negativo. Ho fatto 5 nodi. Stanno incollate ai piedi. Ci butto sopra la Ferrarelle. La situazione un pochino di risolve. Le tolgo e le lascio li. Arriva Gianni Giacinti che mi fa i complimenti. Arriva Peppone. Grande. Ci abbracciamo. Arriva Armando e me lo stringo forte. Da quando lavoriamo insieme ci sono state situazioni nelle quali l’ho sentito vicino a me come fosse uno della mia famiglia. Un qualcosa che fa parte della mia vita. E domenica l’ho sentita fortissima questa cosa. L’ho abbracciato per dirgli grazie. Di tutto. Per tutto. Se mi sono andato a prendere questo 40esimo posto è merito soprattutto suo. E sono sicuro che andando avanti cosi… il prossimo anno… faremo ancora meglio. Ma ancora non lo so come mi sono piazzato…
Si scherza… c’è allegria… la gara è stata molto frizzante… faccio almeno 10 minuti di defaticamento… poi come succede sempre in questi casi… mi sono stufato di correre.
Di farsi una doccia non se ne parla. Il servizio navette è un flop… riesco a sciacquarmi al rubinetto solo verso la fine della manifestazione… dopo le gare femminili. Intanto tutto zozzo mi sono visto il lungo maschile dove c’èra Antoniuzzo Miggiano e Mimmo Ricatti… il secondo si è piazzato al 30esimo posto dopo una gara di grandissima rimonta su un percorso che non era assolutamente per lui, mentre il primo è riuscito a prendersi una grossa rivincita… e se leggerà… so che leggerà… saprà ben capire a cosa mi riferisco. Strillo a tutti indistintamente. Io ho corso 4km e ho fatto una gran fatica. Loro ne stanno facendo 10. Impressionante.
Come detto riesco a darmi una sistemata alla menopeggio. Prima ho mangiato almeno 5 merendine al ristoro e bevuto un ricco thè caldo. Si va a pranzo. Sono esausto e ho una gran fame.
Dopopranzo trovo un uomo che somiglia a Mimmo Ricatti seduto su una panchina. Era Mimmo Ricatti. L’ho riconosciuto dopo. Mi siedo e scambiamo quattro chiacchiere. Gli offro pure una Coca Cola. Vedo tutti i miei compagni di squadra andare a pranzo. E poi ci si incammina verso il nostro pullman… che non si trova.
Trovato il pullman… sinceramente mi passa tutto il sonno. Tutta la fatica… c’è felicità. Tutti sono contenti. Purtroppo non è andato alla grande il lungo uomini. Ma per il resto è stata una grande manifestazione per la RCF. Cerchiamo di vedere le classifiche. Di capire e studiare come sono andati anche gli altri. Logicamente tutto tramite il PC del sottoscritto. Immancabile. Qui vengo a sapere che sono arrivato 40esimo. Peppone già sapeva tutto.
Sul pullman non trovo relax… sento l’I-Pod… prendo in giro la Bazzoni. Attenzione la Bazzoni è stata fatta nera tutto il viaggio dal sottoscritto. Andata e ritorno. E mentre la attacco. Mi viene in mente che sotto la felpa ho una maglia magica che mi è stata regalata a una storica gara a Santa Teresa di Gallura, terra sarda, dove, oltre a lei, c’èra anche Martina Rocco e il suo fidanzato Vincenzo Esposito. La sfodero prendendomi una grande standing ovation da parte degli interessati. Fu una gara durissima quella.
Ci fermiamo a Fabbro. Mi ci sono fermato un sacco di volte a quell’autogrill. Non ci penso però perché ho una fame assurda. Offro io. Mi divoro 2 panini “alpino”. Uno spettacolo. E logicamente ricca Coca Cola. Ringo al cioccolato e sono pronto. Destinazione Roma. La trasferta è finita. Sul pullman non riesco proprio a dormire… colpa di qualcuno dietro a me che mi rompe per tutto il viaggio.
Arrivato a casa sono un sacco contento.
Vado a dormire. Mi devo alzare alle 5 domani. Mi aspettano al ComAer.
Ed ecco che stamattina il risveglio è stato una tragedia epica. 5 ore di sonno. Ma mi dovevo assolutamente alzare. Arrivo in zona ComAer-università che ci sono solo io in giro… erano le 6:03 minuti. Entro. Faccio il pass.
Esco alle 14:10. Mi si apre davanti un pomeriggio bellissimo. Scappo a San Giovanni dove ad attendermi c’è una persona che mi sta rompendo troppo. Ci prendiamo un caffettino insieme. Offro io… Era assolutamente dovuto. Vista la compagnia a distanza e il tifo di questi giorni. Poi la riaccompagno in biblio e scappo alle Terme. 50 minuti indimenticabili. Col tramonto.
Adesso eccomi qua… a scrivere di questi 3 giorni… con tanti pensieri… tante persone a cui voler dire grazie… ma soprattutto con il cuore che ancora mi batte per la gara di ieri. Per la trasferta. Per tutto quello che è successo in questi giorni… è sta una grande emozione. Grazie a tutti.
Ci siamo il megapullman RCF sta a meno di 120 km da Firenze e domani mattina si corre…
Ho dormito fino a pochi minuti fa e adesso ho pensato bene di postare la presentazione della gara di domani.
Io correrò il cross corto e la mia squadra è di ottima qualità… oltre a me a cercare di portare punti pesanti ci saranno Peppone De Giacomo e ElMarkout Chercaoui.
In questo momento sono seduto all’ultimo posto del pullman e sto cercando di non pensare… cioè di pensare il meno possibile… la partenza, l’arrivo e la gara… la mia vita e tutte le mie cose…. fino a domani mattina voglio stare spento.
"…Ed Ecco che fuori da questa finestra ti vedo avvicinarti, bella. Bella come eri bella sabato quando ci siamo visti. Che sembravi una principessa. Che eri come quel fiore che ti ho regalato. Con un viso candido e dolce. Con quell’aria che non riesco a decifrare ma che mi piace un sacco. Che mi fa cantare e riascoltare le canzoni. Ti vedo che mi guardi e mi sorridi. Con quegli occhi pieni di luce. Che vorrei portarmeli sempre dietro. Mi fai la linguaccia. E io logicamente te la rifaccio. Più brutta. Ma necessariamente te la rifaccio. Tu con me non vincerai mai. Mi alzo. Ti vengo incontro. Nessuno si accorge di te. Tutti sembrano noncuranti del fatto che mi sono alzato di corsa e che ho sbattuto la sedia. Che sbadato c’è la finestra. Siamo al primo piano, ma non posso saltare di fuori. Veloce, prendo il cappello, esco dall’ufficio. Eccoti. Bellissima. Prendo la tua mano, la stringo. Ti bacio. E poi ti ribacio. Come piace a me. Sento le tue labbra. Morbide. Dolci. Piccole. Siamo uniti in un istante che sto scrivendo. Accarezzo i tuoi capelli. Sei qui. Di fronte a me. Ti sto toccando. La tua mano non l’ho lasciata e non ho intenzione di farlo. Ci incamminiamo. Verso il lago. Ridiamo. Sempre. Ridiamo sempre. E poi ridiamo. E poi tu mi dai una pacca sulla spalla. Chissà che ti ho detto. E io te la ridò. E rido. E tu me la ridai. Ma non ridi e fai l’arrabbiata. Bella. E io allora ti prendo alle spalle e ti stringo a me. Sento il tuo profumo. Morbidissimo. Sei mia. Non ti lascio. …" Continua a leggere Pazzia di un pomeriggio pazzo.
"Son le cose che non dici
che mi fanno più male
perché se non me le dici
vuoi tenertele per te
perché quando non le dici
non le vuoi dividere….
…………………..
…….solo che non mi lasci
…faccio finta di niente!
Son le cose che non dici
che capisco anche di più
sono quelle che mi taci
che mi danno più fastidio!
perché se non me lo dici
non ti fidi più di me……
……………………….
……………………….
…..solo che non mi lasci
…faccio quello che vuoi te!
Quello che so
è che dentro di me
più non riuscirò
a rimanere stabile
"imprevedibile" è…
è il futuro se……..
…..nza te!
OH! GIÒ!…
sai che cosa c’è
si può restare "fuori"….
fino a quando "non te lo perdoni"!…
ma la libidine è….
è tornare a casa eh……..
………..e c’è! "
VASCO ROSSI – LE COSE CHE NON DICI Continua a leggere PENSIERI MUSICALI