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E rivoglio Barcellona.

Rivoglio la mia bici e le strade di Barcellona. Rivoglio anche una sola serata balorda. Rivoglio dare al tassinaro il biglietto dell’hotel e farmi riaccompagnare fino all’ingresso. Svegliarmi nel primo pomeriggio e perdermi per le quelle vie larghe, intelligenti e squadrate di quella città magica. Fino al tramonto infinito.

Rivoglio immergermi in quel mare fresco, in quei colori di vita e in quei panorami ammassati. Prendere il cavallo nero e fermarmi a tutti i semafori, provare a parlare 4 o 5 lingue per poi incontrarsi nell’unico vero linguaggio universale: il sorriso. Rivoglio la Barcellona che ho scoperto da solo. Quella che ho memorizzato dopo un paio di sguardi alla cartina e un paio di giri in taxi. Quella di birre, paella, aragoste, melone e panini.

Rivedo solo angoli. Scatti e momenti che ho nella mia testa. Barcellona ha lasciato il segno con il suo genio. Con quelle cose impensabili che fanno parte di lei. Ci rivedremo. Ci ritroveremo. Ti riscoprirò ancora. E sarai ancora più infinitamente bella, geniale, estroversa. Mia!

E un bellissimo fiore.

Domani mattina mi sveglierò presto e andrò a comprare un fiore. Un solo bellissimo fiore. Voglio comprare il più bello. A costo di spendere una fortuna. Voglio il fiore più bello che il primo fioraio che incontrerò potrà vendermi. Voglio portarlo a casa e metterlo dentro al vaso più bello che mia madre ha da parte. E poi posizionarlo li sul tavolo. Sul tavolo non deve esserci nulla a parte lui, dentro al suo vaso.

Un solo bellissimo fiore. Il mio bellissimo fiore.

A chi entrerà e mi chiederà di quel solo fiore io canterò una canzone. A chi mi consiglierà di cambiarlo, di prenderne almeno un altro, dirò di no, che è mio e piace a me. A casa dirò a tutti che quel fiore va preservato: non gli dovrà mai mancare l’acqua, la luce e soprattutto non dovrà conoscere la consistenza della polvere e di qualsiasi altra cosa che possa danneggiare o diminuire la sua beltà. Tutti dovranno sapere che è il mio fiore.

Il giorno che si appassirà. Che nonostante tutto, la sua beltà sarà un vano ricordo. Bhè non lo so cosa farò e cosa dirò. Farò come tutti. Probabilmente andrò a comprare un altro bellissimo fiore.

“…beviti ’sto cielo azzurro e alto che sembra di smalto e corre con noi…”


Francesco e la spiaggia.

Qui in Sardegna ho ritrovato nuova linfa per le mie gambe e devo dire che sono molto molto contento di come stanno ri-andando gli allenamenti… era ora…

Ma non voglio parlare ne di allenamenti e ne di ripartenze che devono ripartire… voglio immaginarmi… spingermi oltre… qui in Sardegna mi circonda la libertà. Il vento che mi spinge. Il profumo della natura. Un acqua freschissima e piena di vita.

Passeggio sulla spiaggia. Oggi non volevo proprio andare via.

Io, la sabbia, il vento, il tramonto, tante barche che tornano in porto, il mare.

Certi pensieri che nemmeno provano ad avvicinarsi. Telefoni spenti e a casa. Solo io, tutto il resto e il mare.

Mi regalo un sorriso perché oggi è ferragosto. Ne regalo uno a una ragazza che se lo merita proprio. Non ci sono nuvole. Il tramonto è padrone dell’atmosfera. Tavolara si tinge di rosso. Si illumina li dove per tutto il giorno c’è stata l’ombra. Il vento accarezza la sabbia, le rocce, la mia testa e le mie mani. La mia pelle puzza di mare e di sole. Profuma di nivea e asciugamano. I miei piedoni lasciano le loro impronte sul bagnasciuga, ogni tanto becco qualche conchiglietta che mi pizzica. Mi viene da correre un po’. Piano piano. Lascio il mio asciugamano. Arrivo in fondo.

In fondo a questa spiaggia lunga appena qualche centinaio di metri. Li dove ci sono le rocce di marmo, dove l’acqua è ancora più chiara. Li dove mi piace tantissimo fare il bagno. Mi fermo e mi siedo sullo scoglio. Non c’è praticamente più nessuno. Tutto davanti a me.

Chissà come si trasforma l’inverno questa spiaggia. Tutta questa tranquillità della sera. Sarà la stessa di dicembre, di gennaio, di febbraio. Che succederà qui quando il mare ingovernabile si sbizzarirsce con il freddo. Quando non c’è più nessuno e l’immagine che ho davanti ai miei occhi è un sogno quotidiano e lontano che ci torna sistematicamente davanti ogniqualvolta pensiamo che abbiamo bisogno di relax.

Wonderfull

È impossibile non scrivere dalla veranda di casa mia la sera. In queste belle serate prima di ferragosto. La positività dei momenti la misuro con il rumore di quello che mi circonda. E il rumore in questo momento è un bel rumore di natura e di libertà. Lo scorso anno le ferie estive furono una novità. Quest’anno una vera necessità. Mi volto un attimo e mi rendo conto che a giugno e luglio ho fatto veramente di tutto e che soprattutto ho dormito pochissimo.

E se anche domani mattina mi sveglierò che è quasi pronto il pranzo… non ci sarà nessunissimo problema!!!!

L’avrei vinta anche io…!

È tardissimo, ma voglio lo stesso condividere qualche immagine e qualche emozione di questa mia prima giornata da spettatore ai Campionati Europei di atletica leggera che si stanno svolgendo a Barcellona.

Nella mattinata sono riuscito a girare mezza città in bici. Ho pranzato sulla spiaggia di Barceloneta. Sembrava di essere a Miami. Arrivato allo stadio verso le 18 ho preso posto, circondato da mezza nazionale italiana.

La bella immagine di Andrew che manda un bacio a tutti dopo aver centrato la qualificazione immediata al primo salto (8,15mt) è proprio quello che ci voleva. Peccato invece per Stefano Tremigliozzi che al terzo salto parte convintissimo centra la misura ma il salto è nullo per un soffio… Stefano meritava la finale!!!

Fantastiche le emozioni del mezzofondo, più della finale dei 200mt vinta magicamente da Lemaitre, gli spagnoli, padroni di casa, sono gli assoluti protagonisti, nei 3000 siepi la pluricampionessa Marta Dominguez resta alla ruota della giovane russa Zarudneva, ci prova fino all’ultimo metro, ma la giovane biondona russa non molla.

La vera bolgia esplode con la finalona dei 1500 metri maschili, c’è Obrist per l’Italia che è stato bravissimo a dormire per tutta la gara, il ritmo è lentissimo, la triade spagnola (Almeno-Casado-Estevez), zitta zitta, spinge e si porta avanti, si porta avanti al punto che la tripletta sembra fattibile.

Vince Casado, si riesce ad infilare nel mezzo il tedesco Schlangen, dietro di lui Almeno e Estevez, sembra un derby Barcellona – Real Madrid, una festa pazzesca, il pubblico ha sostenuto i 3 ragazzi fin dal loro ingresso sulla pista blu dello stadio… che dire… con un incitamento del genere… l’avrei vinta anche io…!

Due anni fa…

Due anni fa mi accingevo a terminare la mia prima giornata con le stellette sul collo. Ebbene a distanza di due anni sento ancora forte il ricordo di quei primi giorni in forza armata che tanto mi sono serviti a comprendere meglio come sia variopinto e complicato il resto del mondo.
Oggi è tutto diverso. Negli ultimi 365 giorni le cose sono molto cambiate, come sono cambiate anche le mie ambizioni.

Continuo a vederlo come un cammino, continuo a viverla come una grande esperienza, continuo a sentirla parte integrante della mia vita. L’Aeronautica è la mia seconda famiglia. Grazie a lei ho scoperto che dopo la passione c’è l’amore. Che non sempre quello che dai è quello che ricevi, ma che con l’impegno, la costanza e la dedizione i traguardi si raggiungono sempre.

Si apre una nuova stagione adesso, gli stimoli sono sempre tanti, la voglia di esserci e di fare bene altrettanta.

Io continuo a fare del mio meglio sperando sempre nel meglio.

5 minuti

Voglio scrivere questo post in 5 minuti, senza rileggerlo, solo per condividere un pensiero.

Voglio solo una cosa stasera, un desiderio forte, al dillà di tutto.

Voglio ricominciare.

Una promessa a me stesso, di quelle da mantenere sul serio.

Voglio mantenerla.

Voglio ritrovarmi.
Ritrovare quello che ho perso tempo fa e che vanamente ho riprovato a trovare.

Buonanotte a tutti.

Chiamatelo come volete

Trovo il tempo adesso, in questo caldo venerdi pomeriggio, per parlare di quello che mi è successo martedi. Non voglio scrivere troppo. Ma solo sottolineare qualcosa che sento veramente nel cuore.

Andrew Howe è una belva, un ragazzo tanto buono e dolce quanto sportivamente spietato e bramoso di vittoria. Incontentabile, furioso, maledettamente meschino. Dopo 10 mesi di incertezze, dopo due anni claudicanti, dopo tante parole e tantissimi dubbi torna col botto e quanto, quanto, quanto ci piace.

Io probabilmente mi sarei accontentato di chiudere il mio esordio al secondo posto e a 8,05mt, mi sarei preso comunque un sacco di applausi e sarei tornato a casa felice. Lui no. Lui ha rifiutato la felicità per la pace assoluta, quella, l’ha regalata a tutto il pubblico presente allo stadio di Grosseto, che non gli ha regalato solo applausi ma una standing ovation e un ben tornato che solo i campioni si meritano.

Ho visto un leone, ho visto un’aquila, ho visto una pantera nera correre forte e poi andare a prendersi una vittoria che serviva. Ho perso un po’ il controllo, non l’avevo mai visto così convincente, ho visto tornare un bel sorriso sulle facce di tante persone che, come me, sono vicine ad Andrew, vivono la sua quotidianità e fanno il tifo per lui.

Quello di martedi è solo un piccolo tassello. E se è vero il detto che “quanto il gioco si fa duro… i duri iniziano a

giocare”… sono molto “felicemente” preoccupato all’idea di pensare a quello che succederà nei prossimi periodi…

Andrew è un bene che tutti devono sostenere. In questo momento soprattutto. Non solo per lui, ma per lo sport in generale, per l’atletica, per i bambini che devono tornare a giocare nelle strade, per quel sentimento popolare e nazionale che lo sport deve infondere in tutti noi, per i sogni di chi vive di competizione, per chi sogna di andare allo stadio e tornare a casa più felice di prima, per me che dormo poco la notte quando so che la mattina dopo mi aspetta un ricco allenamento. Adesso più che mai. Facciamogli sentire che siamo con lui.

La delusione della nazionale di calcio deve farci capire quali sono i veri valori dello sport. Che non sono i soldi a fare i campioni ma è l’impegno e la sete di vittoria. Che dobbiamo trovare delle alternative e costruirci sopra un nuovo corso… nobile, importante, nostro… perché non si può vivere di solo calcio (malato per giunta!).

Andrew da dopo le olimpiadi di Pechino non si è fermato un attimo. Le ha provate tutte, si è ritrovato spesso con poche alternative e con tante cose contro. Non si è mai buttato giù. Non ha saltato una seduta. Ha lavorato il doppio, ha sognato di più.

Volevo scrivere poco e invece mi sto già dilungando… volevo scrivere dell’emozione che ho provato ad abbracciarlo dopo la gara e di quanto l’ho sentito carico. Un emozione bellissima, una delle più belle che lo sport mi abbia mai regalato, però ridiciamocelo: la strada è ancora lunga e dura. L’obiettivo in questo momento vale la battaglia.

La belva…. Il gladiatore…. Andrew…. Chiamatelo come volete… sappiate che ha tanta voglia di vincere!

Come se fossi un’isola

Amami.

Resta a guardami quando te ne vai. Pensami, quando sarai lontana.

Amami, amami negli istanti. Riempili del mio profumo.
Non andartene, senza aver portato via qualcosa.

Fermati ogni tanto a guardare il mare, pensa alla tua libertà.
Fatti accarezzare dal vento, pensa ai miei baci.
Tuffati dagli scogli e vivi il brivido fino all’ultimo.

Vienimi a trovare quando vuoi, fai di tutto per non mancarmi.

(Grazie a Biagio Antonacci per l’ispirazione!)

Questione di concetto

Che sia o no una questione di concetto, è difficile a dirsi. Sta di fatto che tutto procede. Sarà un desiderio, sarà fuoco, sarà che il telefono non smette di squillare. Questo vento caldo smuove l’anima, scalda la mente, mi scuote come le foglie.
Ieri pensavo a quello che sta succedendo, a come si muovono le cose, a come le faccio muovere io. Mi piace tutto. È veleno che scorre nelle vene. Tanto veleno. Come il fresco di questa serata di giugno. Profumo. Tanto profumo. E se la memoria non mi inganna, rispetto a un anno fa, non è cambiato nulla. Francesco è Francesco, il mondo continua ad essere il mondo. Io sto con me e non mi posso lamentare più di tanto. Tante canzoni recitano la verità, ci guidano, ci dicono, ci fanno rivivere sensazioni dimenticate, ci portano alle porte di un sogno. Io se potessi scrivere e cantare la mia canzone non saprei da dove partire. Eppure, poche parole, emozione, poesia, ritmo… è quello che voglio. Ma non saprei. Che sia o no una questione di concetto. Probabilmente in questo caso si. Da dove iniziare. Di che parlare. Domande retoriche con cento risposte ciascuna. Risposte che fanno ridere e che fanno paura. Risposte totalmente diverse. Risposte di una vita alla ricerca. Continua a cercare. Continua a cercare. Continua a cercare. Oggi ho corso al tramonto. Sono andato a correre in quel posto lì. Ci sono le balle di fieno. Si sentiva il profumo forte della polvere, dell’erba, di mia madre quando mi passa vicino. Sono andato a ritrovarmi. Sono andato a incendiarmi. Non volevo smettere. Come ieri. Oggi però ero li, e tutto è diverso. Ci vorrebbe ancora una bella sigaretta. Ci vorrebbe di trovarsi a rotolare. Bisognerebbe crederci un po’ di più. Giusto un po’ di più. Cado a tappeto. Sento sempre tanta forza dentro. Sto pensando agli affari miei e vorrei prendere una chitarra. Questa storia della canzone e della musica mi intriga molto. Quale questione in assoluto è più di concetto che scrivere una canzone. Poche altre. Quanta passione. Quanta passione. Da ritrovare. Spesa. Da sostenere. Da metterci. Cadi a tappeto e ti rialzi. Cado e mi rialzo. Qualche accordo. Sfiorare le corde. Non sono capace. Alzo le mani. Applauso. Mi sistemo gli occhiali. Sono sotto le stelle. Quelle stesse stelle che tutti vogliono ma che nessuno capisce. Vorrei cantare. Cantare sotto le stelle. E di nascosto, coperto dal buio di questa primavera, vorrei danzare. Danzare la mia musica. Trovami musica. Trovami tu. Non farti cercare. Cercami tu. Io nn ho tempo di starti dietro. Anzi spero tanto che questa voglia che ho di te mi passi presto.

RIPARTO DA FIRENZE

Scrivo da una vivace tribuna stampa dello “stadio Ridolfi” di Firenze, dove in questo momento si sta disputando la seconda giornata della Coppa Italia di Atletica Leggera. L’ennesima trasferta, l’ennesima bellissima esperienza che mamma Aeronautica mi ha permesso di vivere. Che bello.

Sto trascurando tantissimo il blog… ho avuto un sacco di impegni e tra tutte le cose… la scorsa settimana sono stato molto male per una febbre che proprio non voleva sparire… riparto da Firenze quindi, da questa splendida Firenze che ho ritrovato e riscoperto.

Pensiero musicale

Nel chiarore del mattino sono un fiore dentro un muro
Dove sei…
Questa casa mi taglia il cuore, anche il sole non scalda più
Dove sei, dove sei…

Con che forza mi salverò, quale inganno mai mi farò bastare dove andrò
In quale abbraccio mi perderò per pagare poi tutta la mia colpa di amare chi non ho
Non so guarire e non so morire senza te

Con che cuore mi lasci qui questo mondo ormai corre ed io non ho velocità
Dimmi a quale fede mi stringerò se non resta più niente in questa vita e che rimorsi avrò
Non so guarire e non so morire senza te

Si allunga l’ombra delle cose, è tardi ormai
Tu dove sei, tu dove sei, tu dove sei…

Con che cuore mi lasci qui questo mondo ormai corre ed io non ho velocità
A quale fede mi abbraccerò se non resta più niente in questo mondo e che rimorsi avrò
Non so guarire e non so morire senza te…
Senza te

Antonello Venditti – Con che cuore